Nuovi interventi di semplificazione. La Rete partecipa.

letto 1988 voltepubblicato il 13/04/2018 - 12:11 nel forum Forum generale, in Rete Italiasemplice

L’Agenda per la Semplificazione, con gli aggiornamenti per gli anni 2018-2020, prevede la prosecuzione delle attività nei settori Edilizia e Impresa con l’obiettivo di:

  • sviluppare le attività in corso per la semplificazione e la standardizzazione delle procedure e della modulistica e l’operatività degli sportelli unici;
  • implementare nuovi interventi di semplificazione ed eventuali correttivi alle misure già adottate.

Sono inoltre proposte alcune nuove azioni in ambito diverso:

  • Misure di semplificazione normativa ed amministrativa per la promozione di interventi di rigenerazione territoriale ed urbana
  • Ridurre il gold-plating
  • Misure di semplificazione in materia di controlli

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Gli interventi saranno definiti sulla base delle priorità già indicate e di una apposita consultazione che sarà lanciata nei prossimi mesi.

In attesa di questa raccolta di idee più ampia, vi invitiamo a continuare ad inviare proposte su questi e su nuovi temi attraverso il form, raggiungibile dall’area SERVIZI e a questo link

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20 commenti

Monica Feletig

Monica Feletig19/07/2018 - 11:53 (aggiornato 19/07/2018 - 11:53)

Pubblicata la del Capo di Gabinetto del Ministero dell'Interno, Matteo Piantedosi, contenente le nuove Linee guida per l'individuazione delle misure di contenimento del rischio in manifestazioni pubbliche con peculiari condizioni di criticità.

"A distanza di quasi un anno dall'emanazione delle direttive con le quali sono state impartite indicazioni in merito alle misure di safety da adottare in occasione di pubbliche manifestazioni ed eventi di pubblico spettacolo, è emersa la necessità, sulla base del monitoraggio degli esiti applicativi e dal confronto con gli enti esponenziali delle realtà territoriali, di una rivisitazione e di una reductio ad unum delle precedenti linee di indirizzo. Tanto, allo scopo di consentire l'individuazione di più efficaci strategie operative a salvaguardia dell'incolumità e della sicurezza dei partecipanti, nel rispetto delle tradizioni storico-culturali e del patrimonio economico-sociale delle collettività locali....."

Recentemente, il sindaco di Napoli e delegato dell’Anci alla sicurezza, Luigi de Magistris, aveva sollecitato un tavolo nazionale e un fondo dedicato per permettere ai sindaci di gestire le manifestazioni pubbliche nei Comuni ed "evitare il rischio che non si organizzino eventi per timore di cadere in responsabilità penali. Su questo l'Anci farà squadra e porterà le sue proposte al governo; delle scelte collettivizzate che scongiurino di permettere solo a Comuni ricchi di organizzare eventi. La cultura deve essere democratica e per promuoverla le norme vanno interpretate con il buon senso...".

Le precedenti linee di indirizzo cui la Direttiva fa riferimento sono contenute nella Direttiva del Capo di Gabinetto del Ministro dell'Interno Morcone 28 luglio 2017 Direttiva sulle manifestazioni pubbliche - Sicurezza integrata per la security e la safety. Linee guida, che a sua volta faceva seguito a due circolari, a firma rispettivamente del Capo della Polizia-Direttore Generale della Pubblica Sicurezza e del Capo Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, emanate a margine dell'incidente occorso in occasione della finale di Champions League del giugno 2017.

Mario Vincenzo Serio

Mario Vincenzo Serio12/07/2018 - 10:01 (aggiornato 12/07/2018 - 10:01)

Sperando di fare cosa gradita, allego alcuni schemi di semplificazione amministrativa da me sviluppati.

Chiara Martin

Chiara Martin30/05/2018 - 12:14 (aggiornato 30/05/2018 - 12:14)

Molta della modulistica unica e standardizzata fin’ora approvata prevede la possibilità di dare corso – con concentrazione dei regimi amministrativi - all’istanza o Scia per l’installazione di insegne d’esercizio a servizio dell’attività economica (altresì regolate dal cosi detto Codice della Strada) unitamente alla presentazione della SCIA per avvio dell’attività economica medesima. .

Sul tema, segnalo che i Comuni – attraverso i propri regolamenti edilizi – negli anni hanno regolamentato le ‘insegne d’esercizio’  in modi differenti..

- vi sono Comuni che ancora assoggettano a permesso di costruire l’installazione delle insegne

- vi sono Comuni che le assoggettano a SCIA

- vi sono Comuni che le assoggettano a CILA

- pochi Comuni hanno previsto che le insegne siano assoggettate esclusivamente al titolo ex Codice della Strada (esonerandole da adempimenti edilizi, fatta salva l’acquisizione di autorizzazioni paesaggistiche, ecc., qualora l’ambito di intervento e l’intervento lo richieda)

Questa tematica è stata affrontata dal Consiglio di Stato che si è pronunciato con sentenza n. 00236/2017 (n. 05463/2012), pubblicata il 19 gennaio 2017.

Nella sentenza medesima il Consiglio di Stato – pur dando atto che in passato una parte della giurisprudenza amministrativa  ha accolto la tesi contraria – si  è pronunciato a favore del ricorso promosso dal privato, accogliendo l’appello contro l’Amministrazione Comunale che aveva contestato l’installazione dell’insegna in assenza del Permesso di Costruire, pur avendo precedentemente rilasciato l’autorizzazione ex art. 23 del Codice della Strada.

Assolutamente meritevoli di una attenta lettura le considerazioni che sono a presupposto della sentenza; tra tutte evidenzio la seguente “Gli interessi legati all’assetto urbanistico […] devono essere perseguiti dal Comune non attraverso la duplicazione dei titoli autorizzatori, ma vanno, al contrario, valutati nel rispetto del principio di semplificazione e di unicità del procedimento amministrativo, all’interno del procedimento di rilascio dell’autorizzazione prevista dall’art. 23, comma 4, codice della strada, con la conseguenza che quest’ultima autorizzazione dovrà essere negata nel caso in cui l’installazione risulti incompatibile con le esigenze urbanistico-edilizie”.

Ciò  premesso, a mio parere un intervento normativo su questo tema potrebbe dirimere definitivamente la questione, riconducendola a semplificazione amministrativa, azzerando le duplicazioni dei procedimenti (ancor oggi molto molto diffuse), così da assicurare una medesima operatività amministrativa sul territorio nazionale.

Con riferimento poi ai procedimenti ex codice della strada, rimango dell’avviso che le insegne d’esercizio collocate dentro i centri abitati, parallele al senso di marcia dei veicoli ed in aderenza ai fabbricati esistenti potrebbero essere ricondotte a procedura di SCIA ex art. 19 della Legge 241/1990, come argomentato con un mio precedente intervento di semplificazione.

Mario Vincenzo Serio

Mario Vincenzo Serio21/05/2018 - 23:27 (aggiornato 21/05/2018 - 23:27)

Autorità competente alla revoca dell'autorizzazione unica ambientale.

Come è noto, l’art. 2, comma 1, lett. b) ,del  D.P.R. 59/13, individua come autorità competente, ai  fini  del rilascio,   rinnovo   e   aggiornamento   dell'autorizzazione   unica ambientale, la Provincia  o  la  diversa  autorita' indicata dalla normativa  regionale, che  confluisce   nel   provvedimento   conclusivo   del procedimento  adottato  dallo  sportello  unico  per   le   attivita' produttive…

Nulla dicono le norme di riferimento (comprese le norme specifiche di settore),  sulla competenza all’emanazione di  diffide, sospensione e revoche dell'aua, specie se  viene meno un parere endoprocedimentale (perché revocato dall’Ente competente).

Una ex Provincia siciliana ritiene (con nota protocollata) che si debba prima procedere alla revoca del provvedimento finale emesso dal suap per poi procedere alla revoca della propria determinazione.

A mio avviso, invece, in mancanza di una norma regionale, l’autorità competente alla revoca è sempre l’ex Provincia e il ruolo del SUAP è identico a quello usato per il rilascio. Tuttavia, al momento, l’unico “appiglio utile” sembra essere  una sentenza del , fermo restando i poteri di autotutela previsti dall’art. 21 della L. 241/90.

Nella speranza che tale “criticità” sia oggetto di una modifica normativa (come la voltura) è gradito un Vs. suggerimento. Grazie.

Massimo Puggioni

Massimo Puggioni22/05/2018 - 09:45

L'AUA è un provvedimento unico, e come tutti i provvedimenti unici non sposta competenze e non ha un proprio impianto sanzionatorio, per il quale ci si deve rifare alle disposizioni sanzionatorie previste per i singoli titoli abilitativi che confluiscono nell'AUA stessa.

Pertanto l'emissione di sanzioni, sospensioni e diffide deve essere effettuata dall'autorità competente per la specifica materia (scarichi, emissioni in atmosfera, ecc.). Laddove la difformità rilevata sia tale da necessitare della revoca dell'AUA, questa dovrà essere fatta dal SUAP, ma non è certamente pensabile che possa essere il SUAP a revocare l'AUA senza che l'input giunga dalla Provincia, e a cascata dal soggetto competente in materia ambientale che rivede la propria posizione. Ove fosse necessario convocherei una conferenza di servizi, anche perché non è detto che la revisione del parere su una singola materia ambientale travolga tutta l'AUA, occorre valutare caso per caso quale sia il provvedimento più corretto da adottare

Mario Vincenzo Serio

Mario Vincenzo Serio22/05/2018 - 21:57

Il venir meno del titolo abilitativo  comporta la revoca dell'A.U.A. . Il punto è chiarire chi e cosa deve essere revocato per prima, dal momento che non è contemplato nelle norme.

L'Area Metropolitana asserisce che provvederà alla revoca della determinazione dirigenziale, con la quale ha rilasciato l'AUA, dopo che il SUAP abbia proceduto alla revoca del provvedimento conclusivo. Il problema, a mio avviso, si pone anche per le diffide e la sospensione.

Grazie

 

Chiara Martin

Chiara Martin23/05/2018 - 20:13 (aggiornato 23/05/2018 - 20:13)

A mio parere Diffide e Sospensione sono provvedimenti che hanno per loro oggetto la violazione dei contenuti del decreto di A.U.A. adottato dall'Autorità competente, contenuti che a loro volta - nella loro formulazione - sono la diretta applicazione del Codice Ambientale e/o comunque delle specifiche normative di settore, oppure - dopo la messa in esercizio dell'impianto - fanno seguito a sopralluoghi effettuati dagli organi preposti alla vigilanza e controllo. La 'gravità' della violazione commessa e contestata, e la valutazione del provvedimento da adottare (che per le materie ambientali ha in tanti casi anche 'risvolti' penali) deve essere assunta dalla Pubblica Amministrazione che ne ha la competenza per materia e che, pertanto, potrà valutare e modulare il provvedimento da adottare a seconda della 'gravità' di quanto contestato .

La Revoca meriterebbe un approfondimento sulle ragioni che la rendono necessaria. Do per scontato che, nel suo contenuto, saranno argomentate le motivazioni che ne sono il presupposto, anche giustificando l'avvenuta ponderazione dei diversi interessi pubblici e del privato in gioco.

Se la revoca avesse come presupposto il venir meno del Decreto di A.U.A. adottato  dall'Autorità competente (con motivazioni e ponderazione come sopra ricordato), come potrebbe il SUAP assumere detto provvedimento se il provvedimento 'tecnico' dell'Autorità competente, con tali contenuti, non è stato ancora adottato?

Condivido la riflessione, espressa in un precedente contributo, sull'opportunità di una valutazione in seno ad una conferenza di servizi, con obiettivo di concentrare in un'unica determinazione i necessari contenuti di motivazioni - ponderazioni - 'decisione' del provvedimento da assumere

Condivido che la questione sollevata ponga complessità e che potrebbero risultare utili delle linee operative

Un saluto

 

Annalisa Abis

Annalisa Abis19/05/2018 - 10:42 (aggiornato 19/05/2018 - 10:42)

Mi unisco alle segnalazioni sul commercio connesse alla Tabella A del d.lgs 222/2016.

Per quanto attiene alle “Forme speciali di vendita” è stato espressamente introdotto il concetto di accessorietà, ossia “quando l’attività è accessoria ad altra tipologia di vendita, non occorre alcun titolo di legittimazione aggiuntivo”, per la “Vendita per corrispondenza televisione e altri sistemi di comunicazione ivi compreso il commercio on line” e per la “Vendita effettuata presso il domicilio dei consumatori – alimentare e non alimentare” mentre non è stato precisato per la vendita mediante apparecchi automatici.

Se ci limitassimo alle semplificazioni espressamente previste paradossalmente il titolare di un esercizio di vicinato potrebbe in via accessoria vendere on-line, vendere a domicilio ma dovrebbe ottenere un titolo di legittimazione aggiuntivo per porre un apparecchio automatico nel proprio esercizio. Il caso di specie che ci è capitato, molto comune ovunque, è un apparecchio da porre all’esterno di una parafarmacia, ma gli esempi possono essere molteplici.

A parer mio si potrebbe procedere per un’interpretazione analogica, perché non intravedo una logica nella disparità di trattamento, ad ogni modo, onde evitare sanzioni per mancanza di titolo di titolo di legittimazione in caso di interpretazioni differenti da parte degli organi deputati al controllo, sarebbe opportuno nel caso di un correttivo alla “Tabella A” aggiungere il concetto di accessorietà anche per questa fattispecie.

Mario Vincenzo Serio

Mario Vincenzo Serio22/05/2018 - 22:57

A mio avviso, la vendita mediante apparecchi automatici non si può considerare accessoria in quanto i soggetti  possono essere totalmente diversi (titolare,gestore della macchinette e impresa ospitante).

Annalisa Abis

Annalisa Abis23/05/2018 - 07:08

Concordo sul fatto che i soggetti possano essere completamente diversi ed ognuno debba avere il proprio titolo abilitativo, ma io mi riferivo alla fattispecie   in cui vi fosse coincidenza tra il titolare del titolare dell'esercizio di vicinato ed il proprietario della macchinetta. E' lo stesso soggetto che durante gli orari in cui non è presente, vorrebbe vendere i propri prodotti, nella vetrina del proprio negozio attraverso un distributore automatico di sua proprietà. E' in questa ipotesi che ravvisavo l'accessorietà esattamente al pari delle commercio elettronico e delle vendite a domicilio e su cui chiedevo un confronto.

Massimo Puggioni

Massimo Puggioni15/05/2018 - 16:48

A distanza di qualche anno dalla sua introduzione, ritengo che sia opportuno e persino necessario "ripensare" l'AUA, per trasformarla in un vero strumento di semplificazione amministrativa, superando gli attuali limiti (essenzialmente di natura procedurale) che ad oggi in parte vanificano l'intento di semplificare, di fatto trasformandolo in uno strumento piuttosto complesso.

I più grandi risultati che a parer mio si sono raggiunti con l'introduzione dell'AUA sono soprattutto due: il primo è quello di far passare dal SUAP tutte le autorizzazioni di carattere ambientale necessarie per l'attività di impresa, che prima troppo spesso venivano gestite al di fuori del procedimento unico, e il secondo è quello di aver portato a 15 anni la durata delle autorizzazioni ambientali, riducendo di molto il carico amministrativo sulle imprese legato ai rinnovi periodici.

Tuttavia, a mio modesto parere, bisognerebbe avviare una profonda riflessione sul tema, e soprattutto su alcune criticità che in questi anni hanno eccessivamente complicato l'AUA.

In primis occorre ripensare ad estendere il campo dei casi in cui l'AUA è facoltativa, ricomprendendovi alcune fattispecie in cui l'AUA costituisce un inutile aggravio per l'impresa e non fornisce alcun vantaggio concreto, come ad esempio:

1) i casi in cui l'unico titolo abilitativo ambientale necessario è il nulla osta acustico, per emissioni sonore potenzialmente superiori ai limiti (è il caso di numerosi locali di pubblico spettacolo, bar e simili): al di fuori dell'AUA il titolo abilitativo avrebbe infatti validità a tempo indeterminato, mentre obbligando l'impresa a richiedere l'AUA questa ottiene un titolo valido 15 anni, e si trova così paradossalmente onerata di una procedura di rinnovo altrimenti non necessaria;

2) i casi di attività prettamente temporanee e stagionali, che esercitano per un lasso di tempo pari a pochi mesi, che essendo obbligate a richiedere l'AUA ottengono un titolo valido per 15 anni da cui non ricavano alcun reale vantaggio, essendo l'orizzonte temporale dell'attività d'impresa molto più breve.

Per questi casi io lascerei all'impresa la libera scelta se avvalersi dell'AUA o se acquisire i necessari titoli abilitativi sempre per il tramite del SUAP, ma singolarmente e con un procedimento decisamente più snello e meno oneroso.

Volendo osare per individuare nuovi orizzonti di semplificazione sul piano ambientale, mi sono sempre chiesto il motivo del passo indietro che è stato fatto nel 2010, quando nel passaggio tra il DPR 447/1998 e il DPR 160/2010 alcuni aspetti riguardanti la tutela ambientale (fra cui ad esempio le emissioni in atmosfera e le emissioni nel suolo o in corpi idrici superficiali) sono passati dal campo in cui era ammessa l'autocertificazione (oggi diremmo SCIA asseverata), essendo espressamente citati all'art. 7 comma 2 di quella norma, ad autorizzazioni espresse. Rifletterei, visto che per ben 12 anni l'autocertificazione è stata ammessa, se oggi non sia possibile entro certi limiti prevedere una forma simile di semplificazione, a cui corrisponderebbero altrettanti casi in cui l'AUA può essere evitata e sostituita (almeno come opzione) con procedure più semplici.

Più sul piano procedurale, l'AUA oggi si presenta - almeno nei numerosi casi in cui non sia l'unico titolo abilitativo necessario per l'impresa - come una vera e propria matrioska, come un provvedimento unico dentro un altro provvedimento unico, e questo ingenera molti dubbi e molte criticità procedurali.

Lo schema funzionava (quasi) bene finché la conferenza di servizi era sempre sincrona, perché durante la seduta la Provincia coordinava i singoli soggetti competenti in materia ambientale e portava a sintesi le varie posizioni unificandole nella propria posizione corrispondente all'AUA, ma nello schema di conferenza in modalità asincrona le cose appaiono più difficili da gestire. Il SUAP infatti di regola indice una conferenza di servizi asincrona (proprio perchè oltre all'AUA ci sono altri titoli abilitativi da ottenere) e assegna alle amministrazioni coinvolte un unico termine per esprimersi, che dovrebbe essere fissato in 90 giorni trattandosi di materia ambientale, ma così facendo assegna tanto alla Provincia, tanto ai singoli soggetti competenti in materia ambientale il medesimo termine, con il paradosso per cui avendo tutti lo stesso termine la Provincia può venire a conoscenza delle determinazioni dei soggetti competenti "sul gong" o persino dopo che è scaduto il termine per esprimere le proprie determinazioni e si è già formato il tacito assenso. Questo spesso costringe la Provincia a indire una conferenza di servizi istruttoria dentro la cornice della conferenza decisoria indetta dal SUAP, al fine di acquisire il parere dei soggetti competenti in materia ambientale prima del decorso del termine della conferenza decisoria indetta dal SUAPE.

In altri termini, nel caso di AUA si perde quell'irrinunciabile vantaggio intrinseco che deve essere proprio della conferenza di servizi, sia essa in forma asincrona o in forma sincrona, per cui le varie amministrazioni coinvolte devono compiere simultaneamente le proprie verifiche e trasmettere le proprie determinazioni "in parallelo", abbandonando lo schema "in serie" per cui un soggetto si esprime dopo un altro, responsabile di tante lungaggini amministrative. Di fatto nell'AUA si tiene in piedi una sequenza procedurale in cui la Provincia si deve necessariamente esprimere dopo i soggetti competenti in materia ambientale, e questo si coordina male con la conferenza di servizi, che è indetta e coordinata dal SUAP che è un soggetto terzo; è come se nello stesso procedimento ci fossero due coordinatori. Ancora, la presenza dell'AUA come un provvedimento a sé stante, come si evince dal DPR 59/2013, mal si concilia con la conferenza di servizi, in cui la determinazione conclusiva è l'unico provvedimento, che "sostituisce" ogni atto di assenso di competenza delle amministrazioni partecipanti. 

Inoltre dal DPR 59/2013 non si comprende se il ruolo della Provincia sia quello di un mero coordinatore procedimentale (un ruolo simile a quello del SUAP, limitato alla sfera ambientale) ovvero se debba entrare nel merito delle tematiche ambientali anche di competenza di altri soggetti.

Personalmente penso che occorra un raccordo migliore tra l'art. 7 del DPR 59/2013 e le disposizioni sulla conferenza di servizi, e siano maturi i tempi per ripensare complessivamente allo strumento dell'AUA integrandolo meglio nel procedimento unico SUAP, in modo che non sia più una matrioska di procedimenti unici ma un pezzo del procedimento unico che ri raccorda meglio con il resto dei titoli abilitativi necessari per l'impresa, diventando uno strumento di semplificazione più efficace e completo.

Simone Chiarelli

Simone Chiarelli15/05/2018 - 12:43 (aggiornato 15/05/2018 - 12:43)

Sottoscrivo al 100% quanto detto da Massimo ... l?AUA è stata una delle peggiori norme di "semplificazione" che siano state mai prodotte per:

1) CONTENUTI: ha riguardato una parte delle procedure, lasciandone fuori molte altre

2) TEMPISTICA: introdotta nel periodo di soppressione delle Province 

3) TEMPI: anche a regime ha triplicato/quadruplicato i tempi medi

4) RUOLO SUAP: mero esecutore "postale" di decisioni prese altrove

Da ABROGARE (forse la soluzione migliore) o RIVEDERE RADICALMENTE ... o se non si può far di meglio RENDERE FACOLTATIVA (così da consentire all'interessato che vi vede degli elementi positivi di richiederla) ....

Marialaura Angeletti

Marialaura Angeletti10/05/2018 - 10:27

Sono già arrivati, attraverso l'apposito form on line, numerosi contributi contenenti proposte di semplificazione. In particolare relativi all'AUA, al Glossario edilizia, al Settore commercio, al regime degli appalti, all'imposta di bollo e alla Modulistica.

Tutte le proposte saranno trasmesse al Tavolo tecnico per la semplificazione e agli esperti della Delivery Unit, per una istruttoria approfondita ed eventuali successivi passaggi.

Ringraziamo tutti i componenti della Rete che hanno già contribuito ed invitiamo tutti gli altri a segnalare le proprie proposte, soprattutto sui temi evidenziati nel post.

Mario Vincenzo Serio

Mario Vincenzo Serio06/05/2018 - 22:23

Semplificazione per gli impianti di efficienza energetica e rinnovabili. In dirittura d'arrivo il decreto che semplifica l’installazione di pompe di calore, generatori di calore,impianti solari termici e generatori a biomassa.

In attuazione articolo 14, comma 5, del decreto legislativo 4 luglio 2014, n. 102, che recepisce la direttiva 2012/27/UE, sull’efficienza energetica, lo scorso 21 marzo  la Conferenza Stato-Regioni ha approvato l’intesa (Rep. Atti n. 34CU) sullo schema che definisce le “Linee guida per la semplificazione e l’armonizzazione delle procedure autorizzative relative all’installazione, in ambito residenziale e terziario, di impianti o dispositivi tecnologici per l’efficienza energetica e per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili”

L’obiettivo prioritario del decreto è quello di rimuovere gli ostacoli regolamentari e non che penalizzano lo sviluppo di efficienza energetica, abbattere i costi, ridurre le emissioni inquinanti e favorire la riqualificazione energetica degli immobili.

Per fare ciò, erano necessarie le “linee guida” per la semplificazione delle procedure autorizzative per l'installazione dì impianti o dispositivi tecnologici per l'efficienza energetica e per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili.

Le regioni, entro 120 giorni dalla pubblicazione del decreto, dovranno adeguare la propria normativa alle “linee guida”, e in mancanza, le stesse troveranno diretta applicazione. Bisognerà, inoltre, aggiornare i moduli unificati e standardizzati per la presentazione delle segnalazioni, comunicazioni e Istanze.

Le “linee guida” introducono semplificazioni autorizzative per pompe di calore, generatori di calore, impianti solari termici e i generatori ibridi compatti. Si applicano ai casi di nuova installazione e/o sostituzione di impianti tecnologici destinati ai servizi di climatizzazione invernale e/o estiva e/o produzione di acqua calda sanitaria.

Per tipologia d’impianto, inoltre, viene individuato il regime giuridico amministrativo delle autorizzazioni, tenendo conto dei vincoli culturali e paesaggistici:

Le pompe di calore

  • ad edilizia libera, quando non vi è una ristrutturazione dell’impianto termico;
  • soggette a comunicazione, senza titolo abilitativo;
  • soggette a comunicazione, con titolo abilitativo e asseverazione del tecnico

Generatori di calore

  • ad edilizia libera, senza comunicazione né titolo abilitativo;
  • soggette a comunicazione, senza alcun titolo abilitativo;
  • soggette a comunicazione (CILA), asseverata da un tecnico abilitato e comprensiva dell'attestazione concernente l’autorizzazione paesaggistica e culturale ove richieste

Impianto solare termico

  • ad edilizia libera, con comunicazione e senza titolo abilitativo;
  • soggette a comunicazione (CIL) ed AUTORIZZAZIONE (qualora l’immobile sia sottoposto a vincoli di qualsiasi natura)

Generatore ibrido compatto

stesse prescrizioni per i generatori di calore

Hanno titolo a presentare le pratiche per la richiesta di autorizzazione sugli immobili oggetto degli interventi:

a) i proprietari o nudi proprietari;

b) i titolari di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso abitazione):

e) i locatari o comodatari. con apposita delega di un soggetto dì cui alla lettera a)

d) i familiari conviventi del possessore o detentore di alLri diritti reali o personali di godimento sull'immobile oggetto dell'intervento, con apposita delega di un soggetto di cui alla lettera a).

Hanno titolo a presentare le pratiche anche i soggetti privi dì titolarità esclusiva dell'immobile oggetto dell’intervento.

Per quanto riguarda i costi delle pratiche per gli interventi di efficienza energetica che i Comuni possono applicare, entro 180 giorni dalla pubblicazione del decreto, non possono essere superiori a quelli già indicati (Comunicazione di inizio lavori (CIL) €10; Procedura Abilitativa Semplificata (PAS) € 30; Autorizzazione paesaggistica ordinaria o semplificata €50).

Spetterà alle regioni mettere in rete le informazioni mentre ai comuni la gestione on line delle pratiche e il pagamento degli oneri.

Infine, al fine di salvaguardare l'omogeneità di applicazione su tutto il territorio nazionale ed evitare possibili speculazioni, la certificazione energetica degli edifici potrà essere fatta solo da tecnici abilitati riconosciuti.

Non ci resta che attendere la pubblicazione del decreto, che a meno di sorprese e correttivi, credo avverrà a giorni.

In allegato l’intesa in C.U. e lo schema del decreto.

Marialaura Angeletti

Marialaura Angeletti07/05/2018 - 12:05

La ringraziamo per questa utile segnalazione. Ricordo però che con questo abbiamo invitato tutti gli utenti della rete a contribuire con nuove proposte di semplificazione, eventualmente nodi da sciogliere, da portare al Tavolo tecnico per la semplificazione. 

 

Chiara Martin

Chiara Martin01/05/2018 - 09:50

Ho trasmesso poco fa, attraverso il Form di 'Proposte di semplificazione' la seguente segnalazione e proposta. 

La VOLTURA senza modifiche per  scarichi di acque reflue industriali di cui al Capo II, Titolo IV, Sezione II della parte III del Decreto Legislativo 152/2006 e ss.mm., ha trovato tutta la sua evidenza con la sentenza della Corte di Cassazione Sez. 3 n. 31261/2017, che ha avuto grande evidenza anche attraverso la stampa di settore.

La questione di diritto rappresentata dalla Corte di Cassazione si fonda sul principio dell’intrasmissibilità di questi atti amministrativi e sulla natura personale dell’atto stesso. In questi termini non è oggi sufficiente, per volturare un’autorizzazione allo scarico (ma anche per l' autorizzazione alle emissioni in atmosfera), una mera comunicazione da parte del soggetto subentrante a cui non faccia seguito una “nuova” autorizzazione a nome di quest’ultimo (è previsto per i procedimenti A.I.A, ma non per quelli di A.U.A.). Ulteriormente, la semplice presa d’atto, in quanto tale, conseguente alla comunicazione di cui sopra – se fosse regolata con norma la casistica – avrebbe una validità ex tunc (da allora, quindi dal momento in cui avviene giuridicamente il passaggio della titolarità dello stabilimento dal quale si origina lo scarico),  mentre l’autorizzazione propriamente detta consente l’esistenza dello scarico ex nunc (da ora in poi) ovvero dal suo rilascio.

Siamo nella fase storica di 'cambio generazionale' in molte imprese ed è davvero impattante in termini di competitività e per conseguenze economiche ed occupazionali che ne potrebbero derivare pensare che l'impresa interrompa la propria attività in attesa del rilascio di una nuova autorizzazione per effetto di una VOLTURA senza modifiche (i tempi necessari variano da 1 a tre mesi). 

Risulterebbe pertanto  IMPORTANTE una modifica normativa, che meglio potrebbe essere ricondotta al D.P.R. 59/2013, che PREVEDA nel caso di VOLTURA SENZA modifiche delle autorizzazioni (trattate dalla medesima norma) che – previo invio della comunicazione attraverso il SUAP all'Autorità competente - l'attività possa proseguire nelle more del rilascio dell'autorizzazione espressa (esattamente come già regolamentato, con tutte le peculiarità che gli sono proprie, nell'art. 5 del D.P.R. 59/2013, dedicato ai rinnovi delle medesime autorizzazioni)

Mario Vincenzo Serio

Mario Vincenzo Serio01/05/2018 - 22:54

Perfettamente d'accordo. Il Suo ragionamento non fa una piega. Noi in ambito regionale (Sicilia), stiamo cercando, con il Centro di Competenza, di inserirlo nelle "linee guida" di accompagnamento alla modulistica A.U.A.

Massimo Puggioni

Massimo Puggioni01/05/2018 - 10:33

Sono assolutamente d'accordo; una voltura con atto espresso, in cui non si autorizza nulla dal punto di vista ambientale ma solo una ditta a subentrare a un'altra, è molto anacronistica.

Non si può prescindere dall'atto espresso dove ci sono variazioni nello scarico e va effettuata una nuova valutazione, ma nel caso di mera voltura a condizioni immutate è bene introdurre il regime di comunicazione.

Se vogliamo l'aggancio normativo lo abbiamo già, ed è contenuto nell'art. 124, comma 12 del D.Lgs. n. 152/2006, che prevede il regime di comunicazione per le variazioni (trasferimento, ampliamento, ristrutturazione o mutamento di destinazione d'uso) in cui lo scarico non abbia caratteristiche qualitative o quantitative diverse, come è appunto il caso di cui trattasi: si tratterebbe quindi di ampliare questo concetto anche alla voltura, anche integrando la tabella allegata al D.Lgs. n. 222/2016.

Mario Vincenzo Serio

Mario Vincenzo Serio17/04/2018 - 18:08

Nella voce 30 “Rampa”, inserita nel glossario tra le opere che possono essere realizzate in edilizia libera, bisognerebbe aggiungere, a mio avviso (come si è fatto, a margine, per ascensori esterni, o per i manufatti che alterino la sagoma dell'edificio), che laddove superino dislivelli superiori a 60 cm, è soggetta a procedimento autorizzatorio semplificato di cui all’art. 3, comma 1, D.P.R. 13 febbraio 2017, n. 31 “allegato B -punto B.6.”, come lo è anche per i punti “B.16.” e “B.18.” dello stesso allegato.

Mario Vincenzo Serio

Mario Vincenzo Serio15/04/2018 - 14:30

In riferimento alla TABELLA “A” prevista dal decreto legislativo 222/16 e nello specifico:

-punto 2.2 Commercio su area pubblica in forma itinerante (di tipo B) – non alimentare (voce 49)

Si ritiene che il regime applicabile, debba necessariamente essere quello della “SCIA” e non quello dell’ “autorizzazione”, in armonia delle norme sulla semplificazione e liberalizzazione previste (art. 1 legge 27/2012 e seguenti), in quanto non discrezionale e non soggetta a programmazione, fatta eccezione per quei comuni che abbiano adottato apposite determinazioni di cui al comma 1 ter dell’ articolo 52 del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (così come modificato dall'art. 4, comma 1, legge n. 106 del 2014 e dall'art. 16, comma 1-ter, legge n. 125 del 2015) o che abbiano posto limitazioni, in alcune aree del territorio comunale, per motivi di ordine pubblico, salute e sicurezza.

Stesso discorso vale per il punto 2.4 -Commercio su area pubblica in forma itinerante (di tipo B) – alimentare (voce 55)

Il regime applicabile potrebbe essere quello della “SCIA UNICA” e non quello dell’“autorizzazione più SCIA”.

Il tutto garantirebbe, a mio avviso, un ulteriore livello di semplificazione, tenuto conto anche del fatto che molte regioni non hanno potuto provvedere, entro i termini fissati, all’adeguamento previsto (30 giugno 2017).

Per quanto riguarda le Circolari Ministeriali 3737/C del 10 agosto 2010 e 3635/C del 6 maggio 2010, che trattano l’argomento, a mio avviso, possono considerarsi ampiamente superate.

Provvedo a inviare, oggi stesso, la proposta attraverso il form suggerito dalla Dr.ssa Angeletti.Grazie